"Nuova Museologia" n.34

 

15 Ott / da “Il circuito museale etneo” di Giuliana Maria Magno

Linguaglossa

Il borgo etneo ospita, all’interno della ex Casa del Fascio, in una esposizione museografica dalle linee semplici ed essenziali, la collezione di opere firmate dall’artista calabrese Salvatore Incorpora (1920-2010).

Il museo è stato inaugurato il 23 maggio del 2015. La personalità artistica di Salvatore Incorpora, nativo di Gioiosa Ionica (in provincia di Reggio Calabria) e siciliano di elezione, è poliedrica sia nei generi (pittura, scultura,  grafica,  poesia, arti applicate) che nei materiali d’uso (creta, supporti  cromatici e pittorici), e ricorda alcuni artisti del Novecento.
Nelle sue opere si ritrovano l’espressionismo e l’umanità, talvolta drammatica, di Renato Guttuso, il cromatismo e i temi sacri di Giuseppe Migneco, l’originalità e il polimaterismo di Salvatore Fiume. L’esposizione permanente di Linguaglossa è il punto d’arrivo di una serie di mostre dedicate all’artista, fra cui l’esposizione personale alla Galleria Marguttiana di Roma del 1973 e una antologica alla Galleria d’arte moderna alle Ciminiere di Catania del 2007.

Nel 2012, due anni dopo la sua scomparsa, l’associazione culturale che ne porta il nome ha iniziato a raccogliere del materiale specifico, inaugurando su di lui un filone di studi. La grande forza espressiva deriva all’artista dalla drammatica esperienza della guerra e dall’educazione artistica del Novecento (espressionismo, simbolismo, cubismo). L’uomo è al  centro della sua analisi iconografica.

Il classicismo formale viene interpretato da Incorpora in modo romantico e con un realismo espressionistico di matrice verista, soprattutto nel verghiano “ciclo dei vinti”, dove prevale una visione mitizzata del Meridione, e nei soggetti dedicati alla donna, tra cui la maternità e la statuetta in creta di Donna calabra con brocca (1961). I suoi manufatti in veste di artista civile sono presenti in alcuni siti siciliani, fra i quali Solicchiata (Castiglione di Sicilia), Fiumefreddo, Linguaglossa: le opere sono un contributo ai luoghi frequentati dall’artista e in cui amò identificarsi, come nel caso della porta con formelle bronzee della chiesa di Linguaglossa, città nella quale operava contemporaneamente allo scultore Francesco Messina (1990-1995)10.

A un destinatario di tipo “pubblico” si rivolgono anche altre opere di arte sacra, forse il linguaggio prediletto da Incorpora – come testimoniano i coloriti presepi –, le iconografie del Cristo e altre opere presenti nelle chiese, come le stazioni della Via Crucis in terracotta policroma della Chiesa Castello di Fiumefreddo e dell’Annunziata di Linguaglossa.
Numerosi manufatti, specialmente pittorici (tra gli altri Il violinista) sono stati “accompagnati” da testi letterari composti da lui stesso, dai suoi familiari o da amici, nell’intento di approfondire il tema della pietas per il dolore e la dignità dell’uomo, sentimenti che Incorpora sperimentò sulla propria pelle nel periodo della prigionia nazista in Polonia, assimilandoli alla sofferenza cristiana.

Il tema del dolore si unisce talora a quello del lavoro, raffigurato nella sua durezza e necessità, oltre che nel legame alla terra e all’emigrazione, come testimoniato dalle pitture Pastori (olio su tela del 1994, oggi al Parlamento europeo di Strasburgo) e La pesca del pesce spada (olio su tavola, 1981), motivo di chiara ascendenza verghiana. I criteri espositivi adottati nel nuovo contenitore museale, che propone al visitatore un semplice e lineare percorso conoscitivo, sono cronologico-tematici. Le opere esposte rappresentano tutti i generi sperimentati dall’artista.

Bibliografia e sitografia
Calì S., 1970 – La lunga stagione di Salvatore Incorpora. Lambda, Catania.
Millet C., 1953 – L’art à l’etranger. La Revue Moderne, Paris.
www.salvatoreincorpora.it

 

Giuliana Maria Magno è archeologa specializzata in museologia,
insegnante alle scuole superiori.

 

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