Pannelli

 

Sei pannelli, esposti all’interno dei locali, danno in termini critici, il senso del percorso. Essi sono stati preparati dal curatore della mostra Prof. Antonio D’Amico e dal dott. Stefano Saponaro, entrambi critici d’arte. Riportiamo i contenuti di un paio: il primo introduce al senso della mostra ed è a firma Vittorio Sgarbi, l’ultimo accenna all’aspetto forse meno eclatante ma altrettanto significativo, quello dello scrittore.



Esposizione Permanente Salvatore Incorpora
di Vittorio Sgarbi

È piuttosto significativo che nella città di Linguaglossa abbiano operato su fronti figurativi così diversi due artisti come Francesco Messina (1900-1995) e Salvatore Incorpora (1920-2010), nato nella Calabria di Gioiosa Ionica, ma attivo qui, ai piedi dell’Etna. I due non erano destinati a piacersi, ma si rivelano tuttavia complementari, poiché il primo ha indagato la dimensione apollinea della bellezza e soprattutto i suoi riflessi sulla religiosità. Il secondo è un pittore civile che si occupa della concretezza dell’uomo, che deve resistere a tempi difficili e porsi in una continua tensione per affermare la propria dignità e la presenza nella storia e nel suo tempo. In questo senso, Incorpora è un pittore che ha più affinità con Renato Guttuso, pur praticando una pittura più essenziale e con tentazioni espressive che sfiorano l’astratto.

Salvatore Incorpora è un artista poliedrico la cui ricerca figurativa si orienta su tre direzioni: la pittura esercitata in chiave neoespressionista; la scultura, che, dopo gli esordi di inevitabile purezza accademica, è caratterizzata da una figurazione intensa e drammatica; le arti applicate, dove raggiunge i risultati più suggestivi e brillanti. È sul fertile terreno delle tradizioni popolari che nascono, infatti, i presepi e le scatole magiche di Incorpora, da cui emerge con vivacità una Sicilia ricreata in miniatura, che diventa il luogo ideale dove ambientare una Natività o una Fuga in Egitto.

Durante la sua lunga carriera di artista novantenne, Incorpora è rimasto sempre coerente. Pur stimolato da tanti modelli, è palese la fedeltà a una figurazione che si potrebbe definire problematica, perché non è realistica o neo-realista, ma è suggestionata dalle ricerche dell’arte del Novecento, che evidentemente conosceva e seguiva con intelligenza e spirito critico.

Non si venga, dunque, a Linguaglossa solo per inseguire il fantasma di Francesco Messina, ma anche e soprattutto per conoscere l’arte di Salvatore Incorpora, che rende Linguaglossa una piccola capitale dell’arte del Novecento.

 

Produzione Letteraria
Antonio D'Amico - Stefano Saponaro

Le opere esposte testimoniano l’inesauribile fantasia creativa di Salvatore Incorpora, non soltanto in relazione ai soggetti e ai temi affrontati, ma anche alle numerose tecniche con cui l’artista ha voluto misurarsi durante la sua lunga carriera. Questo percorso sarebbe incompleto senza un riferimento alla copiosa produzione letteraria di Incorpora, che conta quasi duecento autografi pubblicati tra articoli di giornale, saggi di argomento artistico, storico o sociale, poesie, libri a stampa. Tra questi ultimi, si ricordano gli interventi dedicati a La chiesa di San Francesco di Paola (1980) e a Il Duomo di Linguaglossa (1984), prova tangibile dell’erudizione dell’artista e delle sue tante battaglie sul fronte della salvaguardia delle bellezze artistico-architettoniche del territorio etneo, ma soprattutto Ossa vive (1969), Faccia al vento (1981), Sciàra e ginestre (1987) e Quell’andare (1992), che attraverso un’elaborata scrittura narrano aspetti e momenti della vita di Salvatore Incorpora, figlio naturale e adottivo d’un paese tutto sole.

Io sono d’un paese dove il sole

ride pure col freddo

e i fiori profumano sempre.

Io sono d’un paese dove arancio e olivo

gareggiano a far frutta

e dove gioventù fa amore

lungo gli argini del fiume.

Io sono d’un paese tutto sole.

 Salvatore Incorpora